La musica che gira intorno.

California, Lenny Kravitz
I wish they all could be California, girlllllllls cantavano i Beach Boys. Ma se vogliamo fare quelli che ne sanno, allora io scelgo Lenny Kravitz che piace anche alle mamme, ma soprattutto alle figlie. Bel riffone di chitarra, ti viene voglia di comprare immediatamente una decappottabile anche se abiti vicino a Piacenza.

 Alone in Kyoto, Air
Ci sono io che passeggio per Kyoto e con me c’è Scarlett Johansson, in sottofondo gli Air e la scena la riprende Sophia Coppola. Come dite? L’avete già vista? Ah. E non assomiglio nemmeno a Bill Murray (meglio cosi). Magica, è pure la musichetta della mia sveglia.

Avalon, Roxy Music
Avalon non esiste, è una città (un’isola forse?) mitologica, stiamo parlando di Re Artù, Tavola Rotonda e via favoleggiando.. Ma la canzone dei Roxy Music esiste, eccome, ed è un classico senza tempo. Da riascoltare in loop se siete dalle parti dell’isola di Skye, diciamo.

An open letter to NYC, Beastie Boys
Ehi, lo so che di canzoni dedicate a NYC ce ne sono a dozzine. Ma volevate forse che vi mettessi per la milionesima volta New York New York?. No, dai.
Questa è la canzone definitiva dedicata a NYC, a ciò che rappresenta, a cio che è:
Brooklyn Bronx Queens and Staten / from the Battery to the top of Manhattan / Asian Middle Eastern and Latin / Black, White / New York you make it happen!!”.
E, d’altronde, if you can make it there, you’ll make it anywhere, no?

En el muelle de San Blas, Manà
Fate così: andate su Wikipedia, su Google Earth, dove vi pare, insomma cercate qualche immagine di San Blas. Quando le vedrete, la cosa successiva che vi accadrà sarà un forte desiderio di essere teletrasportati immediatamente là.

One night in Bangkok, Murray Head
Secolo scorso, noi qua in pianura padana a sognare le peccaminose notti orientali. Se per caso qualcuno ci fosse andato o, piu probabilmente, avesse conosciuto, che so, un cugino del cognato dello zio di un amico che davvero c’era stato, avrebbe potuto  raccontare balle clamorose sulle sexy notti di Bangkok. Noi avremmo creduto a tutto.

People from Ibiza, Sandy Marton
Dance con tastierone in playback, e noi ad aspettare che comparisse a Superclassifica Show o Deejay Television. Tamarrissima, per i tempi, ma perfetta per cogliere l’essenza della gente di Ibiza; che è sempre la stessa, ovvero sole, musica, libertà. Non cambierà mai, non deve cambiare. Se rinasco, faccio il sindaco di Ibiza, o il DJ all’Amnesia. Such a crazy band like my friends in wonderland…

San Jose, Frankie Goes to Hollywood
Chissà a quale delle mille San Josè sparse per il mondo si riferiva Burt Bacharach quando scrisse questa meraviglia, irresistibile. Da ascoltare rigorosamente con un cocktail in mano, possibilmente vestiti bene, possibilmente in ottima compagnia. Sullo sfondo: Bahamas, o magari Barbados.

 Istanbul, Litfiba
Quando uscì questa canzone viaggiare era un lusso per pochi. il massimo dell’avventura, per un ragazzo, era l’Interrail. Istanbul era lontanissima, ci spaventava, avevamo visto Fuga di mezzanotte e ce la immaginavamo cupa, pericolosa, ma ci incuriosiva e poi la colonna sonora era fantastica. Poi, tra un casino e l’altro, è diventata la città piu cool d’Europa.

Cuba, Gibson Brothers
Molto prima del Buena Vista Social Club, la salsa, case particular…Cuba era lontana come la luna, i primi che ci andavano sembravano pionieri a metà tra l’integralismo politico e nuovi orizzonti sessuali – ma mi sa più i secondi – al grido di “quiero bailar la salsaaaa”. Ora tutti corrono a Cuba, hai visto mai che aprano i McDonalds, com’è come non è è sempre hasta la victoria siempre, o perlomeno che ci facciano un mojito accettabile.

In Zaire, Johnny Wakelin
L’inimitabile inno tribale degli anni ’70, roba da Jumbo di sotto per intenderci, talmente sopra le righe da far apparire qualunque pezzo di Marracash una raffinatezza alla Von Karajan.
See the rumble in the jungle!! A proposito, ora lo Zaire si chiama Congo.

Napule è, Pino Daniele
“Napule è mille culure, Napule è mille paure”. Un poeta, direi che non è il caso di aggiungere altro.

Il duomo di notte, Alberto Fortis
Per farla molto breve, una delle canzone italiane più belle di sempre. Con il solito testo pressochè incomprensibile di Fortis;  ma a me ha sempre dato questa immagine di una Milano nebbiosa, notturna, dark. La coda strumentale è da pelle d’oca.

Maracaibo, Lu Colombo
Maracaibo è un luogo leggendario. Nessuno sa bene dove trovarlo sulla carta geografica, piu o meno nei Caraibi (è in Venezuela). Ma, soprattutto, è la madre di tutti i “trenini” del mondo durante le feste e serata in disco, dai quali è sempre buona norma cercare di divincolarsi, in un sussulto di dignità. Zà-zà!!

I love America, Patrick Juvet
Aaaaaaaaaaailovamerika!! E ti ritrovi catapultato sulla pista dello Studio 54 a Nyc, a fine anni ’70. Se non ricordo male questo tizio era svizzero, e fu la terza cosa di maggior successo esportata dagli elvetici dopo l’Emmenthal e il segreto bancario.

Queen of Chinatown, Amanda Lear
Disco-trash che però poi tanto trash non era. Anni in cui i grandi problemi dell’umanità erano tipo “ma Amanda Lear è un uomo o una donna?”, quindi dopotutto direi che erano anni felici. Le Chinatowns ci sembravano così lontane, anzi a dire il vero non sapevamo nemmeno cosa fossero.

Rio, Duran Duran
E’ il nome di una donna, non della città. Vedevo il video (girato ad Antigua, nei Caraibi) e non mi capacitavo potessero esistere dei luoghi del genere, dato che il mio metro di paragone balneare erano Chiavari e Cesenatico. Va da sé che non sopportavo gli Spandau Ballet.

La Tour de Pise, Jean Francois Coen
Sono certo di essere l’unico italiano a conoscere questa canzone, che ascoltai piu di 20 anni fa durante un mio lungo periodo a Parigi. “Tu n’est que une touriste, au pied de la tour de Londres, au bord de la Tamise, au pied de la tour de Pise”. E’ dolcissima ed avrebbe meritato un successo planetario. La rima “Tamise-Pise” Fedez e Jax se la sognano.

Viva Las Vegas, ZZ Top
L’inno ufficiale, di Elvis, naturalmente, ma vuoi mettere la versione dei barbudos ZZTOP? La città piu assurda del mondo, o la ami o la odi, ma non puoi restare indifferente: una volta nella vita bisogna andarci.

 Mi fermo qui? Ma si dai. Potrei andare avanti per ore. L’elenco è infinito. Il giro del mondo in musica potrebbe non finire mai. 

Ma, alla fine , ecco il desiderio di tornare a casa, e come raccontava il grande Phil in

Take me home, Phil Collins
Puoi fare il giro del mondo mille volte, ma ad un certo punto vorrai tornare alle tue radici, a casa tua
Per poi ripartire, di nuovo, e ancora.

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